Rossi c'è! Rossi c'è! Rossi c'è!
Ci ha fatto un pochino soffrire, con Pedrosa alle calcagna, poi davanti, poi di nuovo alle calcagna, poi di nuovo davanti, ma ci ha fatto riassaporare un pò di quel vecchio Vale, quello che vinceva sempre e che se ne stava tutto il giorno sdraiato sul divano di pelle umana a vedersi la tv interattiva.
Le passate gare, vuoi perchè la moto gli si disfa sotto le mani, vuoi perchè le gomme sono fatte di zucchero a velo e si sciolgono al sole, vuoi che qualche bella cazzata l'ha fatta da sè, sono state quasi noiose.
Ma la cosa più sconcertante di quest'anno è la mancanza del perfido antagonista.
No, Stoner non è quello che io chiamo perfido antagonista.
Perchè non è antipatico, quando vince è contento, ma non fa lo spaccone, quando perde non accampa scuse allucinanti e non gioca a polemizzare con chiunque.
Stoner è il perfetto rivale. Quello giusto, quello onesto... ma non è quello che riesci ad odiare, quello su cui riversare tutta la tua adrenalina, quello a cui indirizzare tutti gli insulti che conosci, quello che speri che cada all'ultimo giro, o che gli esploda una gomma sotto al naso.
Ma è proprio questo genere di antagonista che manca quest'anno.
Al principio c'era Max.
Il "gran" Max Biagi.
Bella, bellissima carriera, stroncata nel momento in cui Vale è entrato in gioco (o come dicono i più, da quando si è messo con la fortunatissima Anna Falchi).
Da lì è iniziata una sequela di scuse patetiche sul mal funzionamento della moto.
Sulla sua squadra che non lo amava.
Sul fatto che si sentiva solo, piccolo e nero.
Faceva una brutta gara? Dava la colpa ai moscerini incastrati nei denti.
Usciva di pista? Colpa dell'olio che Matley aveva precedentemente sparso sull'asfalto.
E poi via con gli immancabili insulti dai box!
Poi, mentre Max spariva lentamente nell'orizzonte americano, ecco arrivare il mai arrivato Sete.
Lui, l'irritabilità fatta a persona, l'uomo duro e tutto d'un pezzo, quando aveva Vale alle calcagna sembrava una ragazza pon pon in fuga da un toro da monta. Il terrore che ha un bambino in una stanza buia in compagnia dell'Uomo Nero è lo stesso che potevi leggergli negli occhi attraverso la visiera, sguardo sbarrato, bocca aperta e una lacrima che scivola lungo la guancia. Quando Vale gli era alle spalle, col fiato sul collo, lui correva, correva, correva in preda alla frenesia angosciante di chi lotta per salvarsi la pelle. E poi, come nei migliori film del terrore, a pochi metri dalla salvezza, il crollo. Come la ragazza in fuga, che non regge alla tensione e sviene sullo zerbino di casa, lui mollava a un metro dal traguardo. Uscite di pista, cambi rotti, cadute... tutte lì...tutte vicino alla linea della salvezza. E Vale sorpassava ringraziando.
E mentre lui è finito agonizzate sul bordo di una strada è arrivato Heineken (Hayden per i pignoli).
Il più spocchioso-presuntuoso-non-talentuoso incrociato sulle piste.
Incapace di effettuare un sorpasso, incapace di chiudere la curva quando tallonato, questo essere dalla faccia da sberle è riuscito a vincere un mondiale.
Senza lode e senza gloria.
E mentre Vale resta knockout, il buon Stoner lo rispedisce al suo posto. Giustizia è fatta. Amen.
Ma la malinconia di quei bei tempi andati è forte. E io resto in attesa dell'arrivo di un degno rivale, come piace a me.